Breve cronistoria dell’iter e delle inadempienze di discarica Profacta

Discarica PROFACTA:

nell’agosto 2006 PROFACTA presenta istanza di autorizzazione per una discarica di amianto CER 17 06 05

nel giugno 2008 viene rilasciata la VIA

nel febbraio 2009 dalla Regione Lombardia viene rilasciata l’AIA, il nostro comitato si costituisce per fermarela discarica ed a fine luglio dello stesso anno organizza un presidio permanente davanti all’ingresso; durante il presidio ci rendiamo conto delle numerose irregolarità che hanno portato all’autorizzazione rilasciata e raccogliamo così numerosi elementi per presentare nel novembre 2009 un ricorso al TAR.

Nel febbraio 2010, dopo che siamo riusciti ad impedire l’avvio dei lavori per circa sei mesi, intervengono le forze dell’ordine a sostegno dell’imprenditore Faustini e veniamo sgomberati: PROFACTA può così iniziare i lavori di allestimento della discarica prima che scada il termine concesso dall’autorizzazione rilasciata. Nel frattempo il TAR, su nostra richiesta, ordina la sospensione dei lavori finché, dopo varie vicissitudini, nel giugno 2011 dichiara il ricorso inammissibile a causa di un vizio formale (indirizzo sbagliato). Ci rivolgiamo quindi al Consiglio di Stato che nel settembre 2013 confermerà quanto stabilito dal TAR.

Intanto, per sollecitare un significativo intervento da parte dell’Amministrazione Comunale, nell’aprile-maggio 2012 organizziamo anche uno Sciopero della fame a staffetta sotto il portico della Loggia ed è in tale occasione che viene a trovarci sul posto il magistrato Bisceglia che ci chiede informazioni e chiarimenti sull’iter autorizzativo della discarica.

Nel frattempo però PROFACTA completa i lavori di allestimento e, in seguito al collaudo positivo da parte dell’ARPA, alla fine di settembre 2012 inizia i conferimenti che, secondo quanto stabilito dal Piano di Gestione Operativa, possono avvenire per soli 3 giorni alla settimana. Grazie alla nostra costante presenza sul percorso dei camion ed all’ingresso dell’impianto constatiamo che si verificano diverse irregolarità: non si rispetta il percorso autorizzato, non si utilizzano camion telonati, i pacchi in arrivo sono bucati … quindi scattiamo alcune foto all’interno della discarica finché, a causa della nostra presenza, i dipendenti PROFACTA chiamano le forze dell’ordine che a loro volta fanno intervenire ARPA e FORESTALE; il giorno successivo, 18/10/2012 la discarica viene posta sotto sequestro.

Nella sua perizia datata 24 aprile 2013 il dott. Auriemma (perito nominato dalla magistatura) rileva che, tra le altre cose, i pacchi conferiti sono irregolari nel 30-35% dei casi, non è stato rispettato il Piano di Gestione Operativa autorizzato dalla Regione e non sono rispettati nemmeno i 100 mt dal centro abitato previsti dalla normativa.

La discarica rimarrà sotto sequestro sino al 21 agosto 2013.

Il 21 giugno 2013, probabilmente a seguito delle indagini della Procura e dopo un incontro del magistrato Bisceglia con l’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi avvenuto alla fine di maggio, Regione Lombardia avvia una procedimento per l’emissione di un provvedimento in autotutela a causa del mancato rispetto dei 100mt dall’abitato.

Ai primi di agosto 2013, pur non ammettendo le sue inadempienze, ma a suo dire a titolo puramente cautelativo, PROFACTA presenta un’istanza di variante non sostanziale al progetto che riduce la discarica di 30 mt; inoltre presenta anche l’istanza di rinnovo dell’autorizzazione (in scadenza nel febbraio 2014) con le medesime varianti.

Con un colpo di mano da vero mago il dirigente dell’Ufficio Regionale competente unifica la procedura di rinnovo con variante e quella in autotutela che era fino allora rimasta nel cassetto, convocando una conferenza dei servizi unica per il 17/10/2013 mentre la prima procedura presentata dall’imprenditore passa alla chetichella, non dovendo essere sottoposta ad alcun tipo di valutazione di impatto ambientale perché considerata modifica non sostanziale. L’autotutela si chiude nel novembre 2013 ed il decreto approvato conferma l’autorizzazione “con riforma”, prescrivendo a PROFACTA di apportare le modifiche proposte con l’istanza di rinnovo. Questo modo di procedere pare illegittimo poiché la procedura in autotutela avrebbe dovuto svolgersi in maniera indipendente e prioritaria rispetto a quella di rinnovo come rilevato anche dalla nota presentata dal Comune di Brescia in occasione della conferenza dei servizi unificata: contro questo modo di procedere abbiamo presentato all’inizio del 2014 un nuovo ricorso al TAR. Infatti se la procedura in autotutela avesse seguito il suo corso già nel giugno 2013, non ci sarebbe stata alcuna variante da prendere in considerazione e avrebbe potuto concludersi in modo ben diverso

Per quanto riguarda la procedura di rinnovo, o riesame come si chiama ora, l’iter è ripreso il 29/05/2014 con la convocazione di una nuova conferenza dei servizi che richiama quella istruttoria del 17/10/2013 (confermando quindi l’avvio delle due procedure all’interno della medesima CDS) e si è concluso lo scorso 14 aprile con pubblicazione sul BURL del 20/04/15 del decreto di rinnovo dell’autorizzazione con modifiche non sostanziali. Nel nel frattempo avevamo trasmesso numerose segnalazioni relative ad inadempienze e presunti illeciti di PROFACTA che la Regione Lombardia ha in parte ignorato ed in parte sanato attraverso il decreto di rinnovo contro il quale quasi sicuramente presenteremo una serie di motivi aggiunti al ricorso presentato al TAR nel 2014.

Intanto, dopo che il magistrato Bisceglia si è trasferito ed è recentemente morto in seguito ad un incidente stradale sulla Salerno Reggio Calabria, le indagini della magistratura sono passate di mano in mano fino ad arrivare sulla scrivania della dottoressa MOREGOLA, magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, con la quale purtroppo il nostro avvocato non è ancora riuscito a fissare un appuntamento per avere un aggiornamento in merito alla procedura in corso.

Senza entrare nel merito delle distanze dal centro abitato previste dalle nuove normative regionali (500mt), in base alle quali questa discarica non potrebbe nemmeno essere riautorizzata, indico qui di seguito (in ordine sparso) i fatti più gravi attualmente in sospeso sulla questione:

  1. fascia boscata di mitigazione per noi la Fascia boscata è insufficiente, mentre ARPA la giudica conforme a quanto previsto dall’autorizzazione, inoltre la PROFACTA a suo tempo ha avviato i lavori senza fascia boscata, contravvenendo alle prescrizioni dell’A.I.A.
  2. parziale assenza di una parte della barriera fonoassorbente a protezione di un’abitazione vicina all’impianto, mancanza sempre negata dell’imprenditore e mai verificata da ARPA
  3. Possibile compromissione del telo impermeabile di fondo dovuto alla presenza per lungo tempo sul fondo discarica di vegetazione spontanea (pioppi alti circa due metri); la presenza della vegetazione, dovuta all’incuria ed alla trascuratezza dell’imprenditore, è stata rilevata da ARPA, ne è stata prescritta la rimozione, ma si glissa sulla verifica dell’integrità del telo.
  4. cedimento del telo di impermeabilizzazione lungo la scarpata nord, con possibili infiltrazioni di acqua piovana che potrebbero aver influito sullo strato di argilla realizzato sotto il bacino della discarica deformandolo e impedendo il normale deflusso delle acque meteoriche. La riparazione è affidata all’imprenditore, ma non si parla di verifiche sui possibili danni provocati dalle eventuali e molto probabili infiltrazioni.
  5. Cedimento di un pozzetto/pompa sul lato nord: Faustini ha rimandato la riparazione in attesa del rinnovo dell’autorizzazione, ma nessuno parla di verifiche in merito ad eventuali ulteriori danni intervenuti sull’impianto di pompaggio
  6. costante presenza di ristagni di acque meteoriche in due punti particolari del bacino cui Arpa non è in grado di dare spiegazioni, che l’imprenditore dice di aver risolto, ma che ancora si ripresentano.
  7. deposito illecito di terriccio all’interno della discarica (per nascondere parzialmente i frequenti ristagni di acqua?) pressoché ignorato da Regione Lombardia e anche da ARPA
  8. i pacchi sin’ora depositati e in parte non conformi sono tutt’ora in loco e se ne prevede il mantenimento all’interno della discarica nonostante questo impianto sia stato autorizzato utilizzando una deroga (illegittima?) applicabile solo in caso di conferimento di amianto conforme ai requisiti previsti sia dalla normativa italiana che da quella europea.
  9. Sulla discarica adiacente è stato depositato tutto il materiale derivante dallo scortico del bacino discarica in spregio a quanto stabilito dall’autorizzazione che prevedeva che tale materiale venisse depositato su un’area di pertinenza della discarica ed utilizzato per la copertura finale entro 3 anni dall’inizio dei lavori. Poiché il materiale non è stato utilizzato a causa delle vicissitudini intervenute l’imprenditore aveva dichiarato che avrebbe provveduto allo smaltimento del terreno, ma il terreno si trova tutt’ora dove non dovrebbe stare, visto che sulla discarica adiacente non potrebbe essere depositato alcunché.

VIABILITA’

L’area su cui insiste la discarica è interessata dalle trattative in corso per l’acquisizione da parte del Comune di Brescia ed è significativo notare come nella prima stesura l’area interessata includeva anche la zona in cui sono stati realizzati il capannone e gli impianti accessori alla discarica e solo successivamente e grazie alle osservazioni dei comitati il perimetro sia stato modificato escludendo tale area. Contemporaneamente Faustini ha presentato un’ipotesi di modifica del Percorso di accesso alla discarica da parte dei camion carichi di amianto.

L’arrivo dei camion continuerebbe a avvenire attraverso la Via Serenissima lungo un percorso attualmente privato e che nel Piano attuativo proposto da Faustini dovrebbe diventare il vero e proprio landmark di riconoscimento del Parco delle cave.

Gli stessi camion continuerebbero il loro percorso lungo la Via Cerca anziché entrare nell’area in cessione (ATEG 23), mescolandosi bellamente con le famigliole a piedi o in bicicletta che passeggiano per il parco. E’ vero che Faustini ipotizza la possibilità di realizzare dei percorsi protetti per i fruitori del parco, ma non c’è alcun progetto completo, disegnato e prodotto per chiarire di che cosa si sta parlando.

Così, se prima almeno il percorso dei camion all’interno dell’area di proprietà Faustini era protetto da barriere fonoassorbenti e dall’alberatura già presente sul confine, con il nuovo percorso non sono al momento previsti interventi di mitigazione di alcun genere.

Infine i camion entrerebbero nell’area impianti a nord di Via Brocchi per il controllo dei pacchi in entrata e uscirebbero un po’ più avanti per attraversare la strada ed entrare nella discarica vera e propria. Una volta scaricati i pacchi i mezzi dovrebbero riattraversare la strada per tornare a lavare le ruote e quindi uscire nuovamente su Via Brocchi per riprendere a ritroso il percorso fatto all’arrivo.

E’ per la presenza di questo traffico che Arpa ha addirittura sconsigliato l’apertura del Parco al pubblico sinché non saranno finiti i conferimenti in discarica.

Inoltre, se prima l’area impianti poteva essere priva di fascia di mitigazione in quanto compresa all’interno dell’area di proprietà Faustini, in seguito alla cessione sarà indispensabile realizzare una barriera che separi e mitighi gli impatti lungo i tre lati della zona impianti confinanti con il Parco.

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