Sabato 29 Agosto – Assemblea pubblica e conferenza stampa

Facciamo il parco delle cave!

Ecco il perché del nostro no alla discarica d’amianto:

1 – L’amianto è ritenuto certamente cancerogeno se inspirato

2 – Non esistono metodi sicuri nel sotterrare l’amianto: sia la penetrazione dell’acqua e delle radici nel terreno che gli smottamenti ed altri agenti climatici col tempo lasciano che le sottilissime fibre di amianto si immettano nella falda o esalino nell’aria creando i problemi alla salute che già oggi esistono; perché, come avviene da tempo in Germania e Francia, anche in Italia non si sperimenta l’inertizzazione (cioè la fusione dell’amianto) la quale garantisce maggiori sicurezze?

3 – La discarica per l’amianto che padroni e istituzioni vorrebbero è l’ennesimo scempio nella zona sud-est di Brescia già martoriata innanzitutto a causa della presenza dell’Alfa acciai e di altre aziende le quali distribuiscono nocività, inoltre a causa delle decine di discariche già presenti tra S. Polo e Buffalora (delle quali una fortemente pericolosa perché radioattiva e contenente Cesio 137, una comprendente al contempo inerti ed una cellula d’amianto e confinante con la cava destinata a racchiudere tonnellate del minerale in questione per scelta dei nostri politici)

Si pensi che un documento regionale dà indicazioni che presumono che l’area cave di S. Polo sia già zona degradata per mezzo delle entità dannose sovraccitate e, pertanto, adatta ad accogliere le molteplici nocività – così si dice – attraverso il riempimento delle cave. La “riqualificazione” della zona sarebbe invece legata alla speculazione della costruzione successiva di strutture sportive che, secondo questi signori, riporterrebbe la zona in una situazione ideale ( ! )

Il no a questa discarica per l’amianto è un no deciso ad altre discariche; è un sì alla bonifica di quelle esistenti da tempo; è il desiderio forte da parte degli abitanti dei territori di ritornare a godere della bellezza della campagna e della salubrità dell’aria. Perché ogni individuo ha diritto di gioire dello stupore della natura.

E tutto questo lo faremo se ci sarà l’impegno delle persone sensibili, se ci sarà una presenza massiccia al presidio in via Brocchi a S. Polo per continuare a contrastare l’inizio dei lavori di questo mostro di morte e per creare noi stessi il parco delle cave. Solamente con la nostra partecipazione diretta avverrà veramente la nascita di questo polmone ecologico; questo parco tanto caldeggiato da anni e strumentalizzato da tutte le forze politiche oggi silenti e nascoste.

Il parco delle cave in quanto ritorno alla natura sarà la soluzione di moltissimi mali causati dal degrado e dall’inquinamento i cui complici sono i cavatori e gli industriali locali con l'”intrallazzo” e l’assenso dei politici di turno.

ASSEMBLEA PUBBLICA – CONFERENZA STAMPA
Sabato 29 Agosto alle ore 15:00 in piazza della Loggia a Brescia


PER DIRE NO ALLA DISCARICA DI AMIANTO E A TUTTE LE NOCIVITA’
PER CREARE IL PARCO DELLE CAVE

Comitato spontaneo contro le nocività

SCARICA IL VOLANTINO DELL’INIZIATIVA, FOTOCOPIALO, DISTRIBUISCILO, FALLO GIRARE SULLE MAILING LIST.

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8 risposte a “Sabato 29 Agosto – Assemblea pubblica e conferenza stampa

  1. secondo me siete un pò confusi sull’argomento pericolosità dell’amianto.
    L’amianto è pericoloso solamente se inalato (e tra l’altro solo se le fibre sono di una determinata dimensione in micron). sotterrato non potrà mai raggiungere la falda, è un minerale e non si scioglie in acqua! ergo = non potrà arrivare nei vostri rubinetti.

    preferite il processo di inertizzazione? vorrebbe dire costruire dei megaforni che consumerebbero una quantità incredibile di energia (quindi emissioni di CO2) e in più servirebbero dei superfiltri per fermare le emissioni dei camini del forno!!! e sicuramente è impossibile avere emissioni ZERO. a quelle temperature si hanno fuoriuscite delle polveri più sottili, le più difficili da filtrare e le più facili da respirare.

    ah, piccola considerazione: voi costruireste un parco nella zona di ricaduta delle emissioni dei camini dell’alfa incastrato perlopiù da 2 strade ad alto traffico (tangenziale e autostrada)???
    io NO. sarebbe folle.

    fabio
    tecnico consulente ambientale

    toglietevi i paraocchi compagni.

  2. Io invece ritengo che un numero sempre crescente di persone si stia informando e stia facendo ricerca riguardo la tematica dello smaltimento dei rifiuti, in particolare quelli contenenti amianto, anche grazie all’attività delle persone di questo comitato.
    Questa è cosa sicuramente positiva, visto che l’informazione è stata volutamente negata da chi invece aveva la maggiore responsabilità di offrirla, così come di tutelare territorio e abitanti.
    Certamente la fase di ricerca è complessa e non priva di difficoltà, ma mi pare che nessuno scienziato, e tanto meno nessun tecnico ambientale, possano offrire una verità inoppugnabile. Ritengo che, come ci dicono alcuni scienziati e tecnici ambientali con cui siamo venuti in contatto, il conferimento in discarica così come previsto dalla normativa, sia superato.
    Industriali e politici di ogni colore, oltre che l’inail e altre istituzioni, ci hanno regalato una delle più pressanti emergenze per la salute e per l’ambiente di questo secolo: l’eternit. Per risolvere un disastro ambientale di questa portata bisogna sentire la responsabilità di ogni singolo passo. Non esiste un passo sicuro, la “salvezza”, così come non è vero che non esiste il pericolo. Esistono passi sicuramente falsi e l’approfondimento e la ricerca deve essere costante e non priva della dimensione etica. Non ci affidiamo a nessuno e a nessuna tecnica in modo incosciente. Stiamo tentando proprio, con questo comitato, di riacquistare il piano dell’osservazione, della salvaguardia del territorio, della ricerca di soluzioni per una comunità. Senza bandiere e nessuna appartenenza da difendere: non a caso il comitato è spontaneo, trasversale e libero da partiti.
    Io credo che proprio la situazione di degrado dell’area non renda opportuno ma proprio costringa a prevedere un’area di riduzione dell’impatto ambientale di aziende nocive di cui monitoriamo l’attività costantemente. Non noi ma perfino urbanisti di ogni paese, oltre che coloro che hanno stilato il Piano Regolatore Generale della città di Brescia ancora in vigore, hanno ritenuto non utile ma fondamentale difendere la frattalità del territorio cittadino, inserendo polmoni verdi nelle aree non cementificate, inserite nei quartieri a rischio. Il Parco delle Cave è uno dei pilastri per la sopravvivenza della città di Brescia. A prescindere dalle sue ricadute sicuramente positive sulla qualità dell’aria, un presidio contro la cementificazione selvaggia e la speculazione, una delle ultime aree verdi rimaste e che deve essere restituita così com’era dopo la fine dell’attività di cava, a meno della mancata osservazione di accordi, regole e norme ancora vigenti.
    L’amianto non è pericoloso solamente se inalato, si informi. Il fatto che l’inail abbia concesso risarcimenti solo per il mesotelioma non significa assolutamente che sia l’unico tipo di tumore provocato dall’amianto, ma solo il più raro. L’amianto provoca tumori anche al colon, alla prostata… Questo tentativo di ridurre il livello di attenzione riguardo la sua pericolosità è nel migliore dei casi semplicistico ma anche piuttosto offensivo, visti i tanti decessi e le recenti scoperte riguardo i suoi effetti.
    Così pure mi pare superficiale dire che l’amianto non si scioglie in acqua e dunque non esiste pericolosità in caso di contatto con la falda. Pur non sciogliendosi le fibre di amianto possono essere trasportate dall’acqua di falda, tornando dunque in superficie e riproponendo tutta la loro estrema pericolosità.
    Il processo di inertizzazione è ancora in fase di studio e nel nostro comitato il dibattito è aperto, ma l’abbiamo sottoposto all’attenzione della gente e valutato semplicemente perché nessuno ne era a conoscenza, noi per primi, e sembrava non esserci altra via rispetto alla discarica, perché questo è quello che si voleva far credere.
    Perché preferire una sola via alla valutazione aperta e non strumentale di alternative?
    I forni per l’inertizzazione non sono standard ma ne esistono di varia potenza e grandezza, esistono perfino impianti leggeri e trasportabili per abbattere i rischi del trasporto (come quello utilizzato in Sardegna): l’impianto va all’amianto e non viceversa. Ci sono soluzioni in fase di valutazione, insomma, anche grazie alla spinta di individui sensibili alle tematiche ambientali e comitati. Credo sia un bene.
    Nessun paraocchi. Abbiamo aperto gli occhi e guardano in ogni direzione.
    Riescono a vedere sempre meglio i vari interessi in ballo, da quelli economici a quelli di piccola appartenenza politica.
    Li rispediremo sempre al mittente.
    Noi cerchiamo di risolvere i problemi crescendo e cambiando rotta.

    Nello Napoli

  3. la inertizzazione portatile!!! hahahahaha
    vi serve uno che ne sa qualcosa mi sa!!!
    se viene a saperlo Rolfi blocca al volo la costruzione della discarica e ne noleggia 2 o 3 da mettere al Carmine 😉

    cmq, pur apprezzando la sua risposta, non trovo una vera proposta alternativa sul da farsi, qualcosa di concreto, solo parole…

    • al di là delle battute, posso rispondere che il qualcuno che ne sa qualcosa lo abbiamo già, così come stiamo prendendo contatti con chi sta sperimentando la vetrificazione a modena e reggio emilia (incontreremo il prof. gualtieri nei prossimi giorni ad un incontro sul tema amianto e discariche). gli impianti di inertizzazione mobile esistono e li produce, fra gli altri, una ditta della nostra provincia, la aspireco di gavardo di carlo frapporti. alla fine di questi incontri, dopo le discussioni che ne seguiranno in assemblea, potremmo decidere di proporre l’acquisto di un impianto di questo tipo per la nostra provincia (non ne servirà più di uno se riusciremo ad ottenere di gestire solo l’amianto proveniente dalla nostra provincia e non da altre che vorrebbero far gravare su brescia ad esempio il cemento-amianto degli edifici da abbattere per l’expo2015 di milano).
      non mi pare ci siamo limitati a fare parole, tant’è che giornali, televisioni, radio e politici di vario colore hanno preso a interessarsi della questione e delle nostre attività e proposte. si potrà dire che sono discutibili ma mi sembra siano meno farneticanti e più lungimiranti di quelle degli amministratori locali. la nostra proposta principale resta il parco delle cave, parco naturalistico, territoriale, con implicazioni etiche prima di tutto, ecologiste, ambientaliste e perfino economiche.
      fatti, parole, pensieri, azioni, discussioni, teorie e pratiche condivise: abbiamo rilanciato già di fatto la socialità nei quartieri della est. abbiamo fatto più di quanto abbiano mai fatto la giunta precedente e quella attuale.
      dal parco delle cave può nascere una spinta nuova per la città.

      Nello Napoli

  4. Dopo 12 mesi della nuova Giunta del Sindaco On. Paroli, mi permetto di avanzare alcune osservazioni e proposte:
    quindi Sig. Sindaco e Giunta e Presidenti di Circoscrizione, ho sentito spesso in questo periodo di 12 mesi avanzare varie ipotesi …!!! Non sarebbe bene anzichè demolire le torri di S.Polo adibirle a residenze per gli studenti e Studiosi ospiti delle nostre università e altro, privato o pubblico della nostra provincia? Le residenze ci sono già! E per togliere quel brutale impatto basterebbe realizzare un rivestimento in vetro(tipo cappotto che coprirebbe la brutta estetica esterna). Non sarebbe un bel impatto ambientale per chi arriva da fuori? Basta vedere altri esempi! E in pochi minuti con la Metropolitana quel patrimonio di gioia e di cultura si riverserebbe nelle nostre vie cittadine. Sig. Sindaco e Giunta: urgono iniziative e percorsi culturali mancanti nella nostra realtà, perché l’Eulo non potrebbe essere il tramite per creare un percorso professionale di “veterinaria” “agraria” “ambiente” in sinergia con l’Istituto Zooprofilattico, l’Istituto Pastori, L’istituto Geometri, coordinati dall’Eulo, che fa riferimento alla Giunta Comunale e spero anche di nuovo della Giunta Provinciale, visto che si tratta anche di patrimonio dei nostri ragazzi soprattutto della Provincia. Come lo Zanardelli sta svolgendo un ottimo lavoro nei Centri di Formazione Professionale. L’Eulo perché non può diventare la terza università della Lombardia Orientale? Milano ci insegna..!!I professionisti ci sono e come strutture si utilizzano le scuole citate e quindi c’è già una bella copertura di spesa e con le loro tasse studentesche la struttura si strapaga buona parte delle spese! Quindi fate voi i conti! E molte spazi che nelle ore pomeridiane e serali inutilizzati, sarebbero riempiti. Le strutture pubbliche dovrebbero cominciare a pensare da privati cercando altre risorse. Sig. Sindaco dopo averLe elencato e prospettato i nuovi corsi universitari, che sarebbero la naturale continuazione post Diploma, essendo io un esperto tecnico ambientale mi viene d’obbligo desiderare che lei si faccia promotore che il polmone che abbiamo alle spalle, la Maddalena, nel quale vedo che ancora qualche furbetto allarga la villa e qualche furbettino usa come pretesto la pulizia area capanni disboscando notevoli aree e poi ogni tanto con le varie sanatorie diventano delle modeste prime case di almeno tra terreno e abitazione 2 ettari!. Così facendo sottraggono aree verdi a tutti noi. Questo si vede palesemente ad occhio nudo dalle strade provinciali. Ma quello che io voglio dirLe perché Lei Sig. Sindaco, non fa in modo che il polmone verde della nostra maddalena e in sintonia-accordo con gli altri comuni limitrofi non diventi “ Parco Protetto-Ambientale Brixia Regionale della Maddalena”? Dove i corsi universitari sopra proposti, farebbero tirocinio e gestione del parco? Che bello sarebbe rivedere i galli cedroni e le pernici altri volatili andare e venire sopra la nostra metropoli tornando come ho letto nei vecchi libri faunistici di storia della nostra maddalena? Cosa ci vuole, solo volontà e amore e responsabilità verso il nostro patrimonio. Sig. Sindaco e Giunta, sento un ritornello tipo la canzone di Elio e le storie tese lo stadio qui lo stadio là e non se ne può più! Propongo che lo stadio vada in quella zona già stabilita e cioè Castenedolo! E invece al posto dell’enorme area che si libera a spese naturalmente dei privati costruirei un nuovo e moderno “Policlinico Universitario”, visto che buona parte dei padiglioni del vecchio Ospedali Civili sono in adatti ambientalmente e da abbattere. Sig. Sindaco e Giunta, voi siete anche responsabili della salute dei cittadini. Pensateci. Si farebbe un ulteriore polmone della Ricerca Scientifica e si accontenterebbe il Presidente Corioni a spese proprie e di fare anche una sostanziosa donazione per la costruzione del nuovo policlinico Universitario. Che bello che sarebbe che continuassero le donazioni che hanno fatto grande il nostro Ospedale! Provocazione: Sig. Sindaco e Giunta, visto che dovremmo parlare di città metropolitana e che Roma si è proclamata Capitale, perché Lei non promuove l’annessione dei comuni limitrofi ( Botticino sera e mattino, Rezzato, Borgosatollo, Castenedolo, Mazzano, Roncadelle, Gussago, Bovezzo e Nave), in modo da creare una città metropolitana, con tutti i vantaggi che avremmo nella gestione finanziaria per la mancanza della quale molti comuni della nostra provincia già piangono per le loro casse vuote. L’occasione di fondersi fa la forza e anche un bel pezzo di storia! Questo è una delle formule di federalismo(la Lega ci insegna). E questo non stravolgerebbe nulla dalla sete di potere di gestione localistica perché gli ex Comuni si trasformerebbero in poteri Circoscrizionali. Cosa cambia? Che oggi Sindaco eletto domani Presidente e consiglieri eletti. L’unione ridurrebbe le spese: di trasporto, di tele riscaldamento, energia elettrica e soprattutto la gestione sociale (anziani, ragazzi bruciati da troppe porcherie, nuovi poveri bruciati dalle varie illusioni di vincite) e che sarà la spesa sociale in aumento nel breve futuro che peserà nelle già magre casse di tutti i comuni della nostra provincia. Fate voi i vostri e i nostri conti! Unire è l’unica soluzione. Più Brescia si allarga e aumenta di numero di residenti noi possiamo con più vigore e diritto di bussare alle casse Europee! Essendo Brescia diventata alla pari di Milano ecc… Bagolino ricordate che voleva andare sotto Trento? Segnali da non sottovalutare, come segnale della sofferenza di molti dignitosi comuni. Poi lasciamo al complesso degli amici delle storie tese di cantare provincia si, provincia no, comunità montane si comunità montane no, consorzi si, consorzi no, stadio qui e stadio la. Sig. Sindaco e Giunta e Suoi delegati in varie associate, può lanciare l’idea che la nostra metropolitana con semplicità di storia possa ripercorrere la vecchia tranVia, che se non erro è ancora abbandonata di proprietà pubblica, che da Brescia raggiungeva in poco tempo, ad oggi con gli attuali mezzi tecnici pochi minuti le località: Pralboino, Chiari, Palazzolo, Montichiari, Salò, Limone, Vobarno. Il percorso esiste ancora e quindi non necessita effettuare espropri per buona parte del percorso, quindi meno spese e meno permessi da richiedere e se in breve tempo lo si riattiva con i mezzi della metropolitana, in primis abbattimento del traffico automobilistico del 70%, possibilità di molta gente di venire nel centro cittadino e non solo al fenomeno Festa di S.Faustino, ma a una affluenza che si ripeterebbe nell’arco dell’anno costantemente. Fate voi i vostri conti. E azzardo di più: cosa ci vuole a collegarsi alle altre città limitrofe, Bergamo, Lodi, Cremona, Crema, Mantova, Verona, Limone!! Con i collegamenti della metropolitana Brescia diventerebbe Metropoli della Lombardia Orientale e cioè sarebbe il centro della Finanza e Ricerca e utilizzando le città limitrofe come piattaforme per altre iniziative. Esempio Verona per le grandi fiere, Mantova per la grande Cultura, Cremona per l’agricoltura Mondiale, Bergamo per il grande turismo invernale e faunistico collegato con le nostre valli e montagne, Limone sede importante per le istituzioni Europee. Con le nostre valli e i nostri laghi basta sapersi coraggiosamente cambiare la storia per il bene di tutti e questo Brescia lo può fare, lo può fare, lo può fare. Questo sarebbe il naturale passaggio per diventare una nuova regione lontana dall’ingolfamento della Lombardia Occidentale e allora molti capirebbero il senso della coraggiosa idea di costruire la Metropolitana. E azzardo un’altra idea: perché alcune vie importanti del nostro centro non possono essere coperte e diventare simili alla galleria Vittorio Emanuele di Milano? Buon lavoro Sig. Sindaco e Giunta e anche ai Consiglieri di Opposizione.
    Celso Vassalini
    Via Lionello Levi Sandri n.21 S.Polino Brescia
    338-5209783 – 030/2988313

  5. Sperando che questo commento arrivi a Fabio, con cui ho avuto uno scambio d’opinioni proprio poche decine di minuti fa a Casa Salute, vorrei inoltrargli l’invito a partecipare a dibattiti e/o incontri, ove il tempo glielo consenta, per capire o farci capire le reali pericolosità dell’amianto, oltreché della sua eventuale inertizzazione.
    Egli ha un parere diverso dal nostro, ma non per questo dev’esser definito bugiardo: ha, infatti, altri canali informativi a sua disposizione, che sarebbe bello poter condividere in un appuntamento come quello di Sabato 27 Febbraio, presso la Casa Delle Associazioni di via Cimabue, ad esempio.
    Cordialmente, Robert, la “I” di NOAMIANTO

  6. mi spiace se ho letto solo ora l’invito ma la notifica del nuovo commento è arrivata adesso!!!
    attendo un nuovo invito anche se temo di rischiare il linciaggio da molta gente heheheheh

  7. La riforma dell’Università era indispensabile e urgente. Conoscenza, libertà: una terza via tra pubblico e privato. Grazie, grazie on. ministro Mariastella Gelmini.
    La crisi dei sistemi formativi-scolastici ed educativi occidentali non è un fatto nuovo; in quasi mezzo secolo, a partire dalla stagione del ’68, nessun tentativo di riforma ha tuttavia portato a risultati apprezzabili in nessuno dei Paesi dell’Occidente. Oggi, dati alla mano, sappiamo che, nonostante questo modello domini a livello mondiale, le nostre università sono sempre più inadeguate a preparare gli studenti. Il mondo della ricerca, che al sistema dell’istruzione è fortemente connesso, lamenta una progressiva riduzione delle risorse, mentre da fuori gli si rimprovera una crescente incapacità di produrre innovazione di valore strategico, rispetto ai fondi allocati.
    Per non restare chiusi nelle polemiche di questi giorni, confinate dentro implicazioni partitiche, è forse utile rammentare per prima cosa che i nostri sistemi educativi sono stati elaborati dall’Occidente europeo in una fase ben precisa della storia degli Stati nazionali moderni, allorché l’istruzione pubblica era in primo luogo destinata a fornire un contributo determinante a quella «nazionalizzazione delle masse» senza la quale la stessa storia delle democrazie occidentali per come la conosciamo non sarebbe mai stata possibile. Mentre l’Insegnante, così come l’Imprenditore, ha prima di tutto una missione sociale con la quale dovrebbe misurarsi quotidianamente, oppure cambiare mestiere.
    Una cultura effettivamente liberata, non potrebbe certo avere paura di confrontarsi con impostazioni diverse e diverse visioni dell’uomo, della storia, della vita, qualora si sentisse realmente portatrice di nuove energie intellettuali e creative, in una parola umanamente spirituali: la sfida è per questa ragione veramente di quelle epocali, e meraviglia che nel rinnovarsi di marce, striscioni e tensioni, manchi il coraggio, quello davvero rivoluzionario, di rimboccarsi le maniche e di cominciare a organizzare dall’esistente scuole realmente indipendenti da qualsiasi influenza esterna e allo stesso tempo aperte alla considerazione di tutto quello che vive nelle nostre società, per portarvi lo stimolo di idee impulsi intuizioni.
    In questo modo, la formazione-scuola, anzi le diverse formazioni-scuole, tornerebbero alla loro natura vera, che non è quella di produrre certificati e diplomi (esamifici), ma di stimolare il lavoro interiore dell’uomo, l’espressione delle sue capacità, lo sviluppo della sua coscienza e, da qui, il potenziamento della sua capacità di lavorare nella società, anche per gli altri. È all’interno di questa impostazione che si collocano entrambe i modelli di successo del sistema: quello elitario anglo-sassone, che affida alle grande istruzioni private, strettamente collegate alle grandi fortune private, alla ricchezza, il livello più elevato dell’educazione, indispensabile ad assicurare omogeneità e continuità all’edificazione di classi dirigenti di livello «imperiale»; quello francese, per il quale invece l’istruzione pubblica, oltreché simbolo di eguale possibilità di accesso al sapere del citoyen come premessa delle rivoluzionarie «carriere aperte al talento», è strettamente legata alle esigenze di potenziamento della grande macchina dello Stato centralizzato.
    Quando si parla di istruzione nel nostro tipo di modello politico, dunque, non si deve quindi dimenticare che, pubblica o privata che sia, l’istruzione è comunque strettamente integrata alle esigenze politiche dello Stato-nazione, di cui rappresenta uno dei più importanti strumenti di integrazione e di controllo sociale. Una scuola che nutre la libertà interiore dell’uomo e che in essa trova le proprie energie, potrebbe cooperare a quel punto, sulla base di parità funzionale, con uno Stato che garantisca e tuteli l’uguaglianza dei diritti e dei doveri di tutti.
    Detto questo, ed era mio dovere dirlo, il mio pensiero corre a chi volle, e fortissimamente volle, l’Università a Brescia; in primis Bruno Boni, Sindaco per sempre, sostenitore di antica data dell’Eulo embrione universitario degli anni sessanta e settanta, sviluppatosi lentamente fino a realizzare il suo grande sogno. Subito dopo viene la squadra, divisa politicamente ma compattata da una brescianità collaborante, composta da Gianni Savoldi, Cesare Trebeschi e Pietro Padula; una squadra che ha sempre giocato per far decollare la nostra città staccandola dalla forzata dipendenza del triangolo Milano-Pavia-Padova. A questi uomini che tanto si adoperarono va aggiunta, e lo dico con convinzione, la figura del Rettore Prof. Augusto Preti. La sua carismatica personalità di docente e di amministratore all’interno della quale un «naturale pragmatismo» coopta spontaneamente una capacità progettuale di alto livello culturale, è stata motore trainante del fenomeno universitario bresciano che, in campo nazionale, viene valutato su livelli di eccellenza sia sul piano scientifico che su quello della organizzazione generale e della edilizia universitaria.
    Detto questo mi accomiato con un caro saluto a tutto il Consiglio di amministrazione uscente. E’ stata una bella esperienza e, scegliendone la fine del mio mandato in Consiglio di amministrazione e, porto all’incasso una parentesi utile ed irripetibile. Auguri Sig. Rettore Prof. Sergio Pecorelli, per il difficile cammino che il ministro con la sua coraggiosa riforma e per il passaggio di testimone di una eredità di brescianità del fare.
    Celso Vassalini
    EX dopo 26 anni come – CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BRESCIA

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