Difendiamo la terra e la nostra salute. ADESSO.

Dalla mattina del 30, giorno dell’arrivo dei tecnici Profacta che dovevano effettuare misurazioni e definire i limiti della proprietà della ex cava da trasformare secondo il loro progetto speculativo in discarica di amianto, si è creato un presidio permanente per il monitoraggio e la difesa dell’area, che vorrebbero trasformare nella discarica non solo di Brescia ma della Lombardia e forse d’Europa (7 discariche già presenti e vogliono aggiungere questa ed altre, quando la media delle altre città è intorno alle 4).

Il giorno seguente, venerdì 31, prima delle ore 8 era arrivata una ruspa per disboscare il fondo della ex cava, dove si era tenuta la passeggiata del comitato spontaneo contro le nocività con la creazione di un primo piccolo giardino con alberi e piante per cominciare a fare il parco delle cave, promesso da più di 20 anni dalle amministrazioni comunali e mai realizzato.

In entrambe le giornate si è riusciti a fermare i lavori, benché in pochi sul posto. Il piccolo giardino realizzato è rimasto intatto. Molti alberi spontanei del bosco che si era creato da sé, invece, sono stati distrutti. Alcuni di questi sono stati portati all’ingresso a parziale difesa da nuove aggressioni. Ma sono le persone che possono fare la differenza, come abbiamo dimostrato in questi giorni. L’unico vero ostacolo contro la devastazione.

Con la presenza più massiccia di tutti coloro che hanno aderito alle iniziative del comitato, hanno dato la propria adesione manifestando la propria contrarietà all’opera, i cantieri si possono fermare definitivamente.

Nella giornata di venerdì, contemporaneamente al presidio fisso nel terreno della ex cava, si è tenuto un presidio nel cortile di palazzo Broletto, sede della Provincia di Brescia, prima responsabile della scelta di una discarica di amianto dentro quello che doveva e dovrà essere il “polmone ecologico” della città di Brescia, o quantomeno l’ultimo baluardo contro la cementificazione selvaggia della città, essendo una delle poche aree verdi rimaste (peraltro sancita come area agricola destinata a parco anche dal piano regolatore generale vigente).

Alcune persone sono state chiamate al primo piano, nell’ufficio dell’Assessore all’Ambiente che, accompagnato da un geometra, ha tentato ancora una volta di giustificare l’opera e definirla “sicura” nonostante le tante osservazioni fatte dal comitato fino ad oggi col sostegno – oltre che del buonsenso e della ricerca autonoma di dati sulla materia e alternative –  di punti di vista tecnici di alcuni tecnici ambientali. L’incontro ha sostanzialmente ricalcato quelli avvenuti in precedenza mostrando tutta la cecità verso la situazione ambientale del territorio e la salute degli abitanti e la sordità alle richieste, alle proposte, alle analisi, agli approfondimenti di un numero sempre crescente di persone.

Si segue l’alibi dell’APPROVAZIONE di un progetto quasi come si trattasse di una macchina bellica inarrestabile di cui nessuno è responsabile. Tutti i responsabili, perfino Alessandro Faustini in persona, il boss della Profacta, e la Giunta Provinciale (cioé chi propone il progetto di una discarica) e quella comunale (che ha dato l’assenso) e i rappresentanti in Regione Lombardia (che hanno controfirmato il progetto proposto dall’azienda e dalla Provincia), tutti indistintamente si dichiarano irresponsabili e inermi, quasi che abbiano rinunciato alla propria identità di esseri umani. Sappiamo bene che inermi non sono e che avrebbero tutte le possibilità di fermare questo scempio, di ascoltare la volontà popolare. Qualcuno ricorda spesso come siano pagati profumatamente (almeno gli amministratori pubblici) proprio per questo compito che non si preoccupano di assolvere.

Ma la volontà popolare rimane. E si sta manifestando sempre di più in questo caso, ma anche in altri (come i fumi alla diossina dell’alfacciai o la bonifica del terreno contaminato da cesio137 o la contrarietà al polo logistico Italgros, ecc.) che riguardano il nostro territorio e non solo il nostro. Le persone si stanno assumendo la legittima difesa in uno stato di necessità conseguente alla brutale aggressione del proprio territorio e delle aree più preziose di questo territorio, il verde, la terra, la campagna, le ultime campagne di San Polo e Buffalora. E’ ironico che a promuovere questa distruzione del territorio e delle campagne in particolare siano proprio realtà politiche che fanno di questo la propria bandiera. Ancor più ironico che a spostare responsabilità altrove, sempre più lontano, siano coloro che a parole promuovono il decentramento e il federalismo. Ma in questo caso non si vogliono assumere la responsabilità di una scelta diretta in difesa del territorio bresciano e della salute di chi lo abita.

Il presidio permanente è il luogo di questa ritrovata coscienza e solidarietà verso la natura e verso le persone. Ognuno di noi deve vivere questo luogo come proprio. Il parco delle cave è il nostro parco. E’ di tutti. E non si tocca! Non ce lo porteranno via!

VIENI IN VIA BROCCHI AL PRESIDIO PERMANENTE.

DIFENDI LA TERRA. ADESSO.

FERMIAMO INSIEME LA CONTAMINAZIONE E LA DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO. E’ PER LA SALUTE DI TUTTI.

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