Si può fare.

In questi giorni abbiamo incontrato molte persone abitanti nelle zone delle cave a sud di Brescia. Uomini e donne che hanno vissuto in prima persona la svendita e la devastazione del territorio per l’attività estrattiva, per le acciaierie, per aziende chimiche che producevano enormi quantità di rifiuti tossico-nocivi, costruzione e ampliamenti di tangenziali e autostrade, e tanto altro.

Persone che hanno vissuto questo cambiamento anche lavorando in queste stesse imprese o avendo un familiare che lavorava presso queste imprese. Storie, esperienze, un vissuto di alterne fortune ma tutto all’insegna di un estremo sfruttamento delle risorse sia umane che di altra natura. Parabole che spesso si chiudono con un evento tragico, una morte prematura per le conseguenze di queste stesse nocività su chi per anni presta il proprio lavoro, passa la propria vita all’interno degli stabilimenti, delle fabbriche con un grave rischio per la propria e altrui salute.

Dal dopoguerra ad oggi tutto è stato possibile, tutto si è potuto fare con l’alibi della ricostruzione prima e della produzione di ricchezza e di posti di lavoro poi. Ma quale lavoro? Quale opera? Quale vita? Anche oggi c’è chi vorrebbe rilanciare piani Marshall e altre operazioni di finto rinascimento al grido di “si può fare” che altro non sono che nuove maschere per la vecchia faccenda del profitto di pochi (imprenditori e politici amici di ogni colore) che non giungerà mai a una più equa distribuzione della ricchezza perché il sistema economico non la prevede, fondandosi sulla specializzazione e la disuguaglianza.

Chi della tutela dei lavoratori ha fatto un mestiere spesso vuol dipingere queste dinamiche come anomalie, scandali, soprusi da sanzionare, punire e risolvere con un maggiore controllo. Ma è bene riconoscere che questi fatti non sono eccezionali e che la base strutturale di questo sistema economico è proprio il consumo, lo sfruttamento e il rifiuto/rottamazione di ogni risorsa, compresi gli esseri umani in quanto ‘risorsa umana’, fattore produttivo, forza lavoro.

In questa ottica sarebbe da analizzare anche una delle tante informazioni riguardo il territorio della zona sud-est, di cui siamo venuti a conoscenza in questi giorni grazie a questo contatto e a questo scambio costante con gli abitanti dei quartieri coinvolti nella nuova ondata speculativa sull’area del parco delle cave, molto arrabbiati per il trattamento ricevuto in anni di sfruttamento e abuso. Come detto si tratta di una vasta mole di informazioni, esperienze, conoscenze dirette, osservazioni, che non avevano fino ad oggi trovato una forma espressiva per manifestarsi e diventare azione in difesa del territorio e della salute. Tutte informazioni che non costituiscono scandalo, eccezione, ma sono la regola delle regole: flessibili ed elastiche quando dovrebbero costituire tutela (dell’ambiente, della salute, degli esseri umani, degli animali) rigide e violente quando devono limitare libertà e socialità.

L’informazione di cui si parla riguarda in particolare una cava attiva nel perimetro Via Bose-Via dei Santi-Via Casotti-Via dei Morti. Questa cava a quanto sappiamo è arrivata a una profondità di 108 metri. Il limite nella profondità di escavazione sancito dal Piano cave per l’estrazione di sabbie e ghiaie della Provincia di Brescia è fissato a 25 metri dal piano campagna. Come è stato possibile sfondare di OLTRE OTTANTA METRI DI PROFONDITA’ il limite massimo consentito ai cavatori? Come si è potuto scavare per oltre quattro volte la superficie massima sfruttabile? Quali rischi e quali danni al territorio, alle abitazioni circostanti, ha comportato questo sfondamento di migliaia di metri cubi in più di materiale escavato, di attività stessa di estrazione, di migliaia di trasporti di TIR in più? Su quali basi si è fondato questo privilegio concesso nei confronti del proprietario della cava in questione?

Per scoprire di chi si tratta vi invitiamo a fare un giro nei pressi della cava sotto indicata.

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Le immagini sono prese da Google Maps. Se scrivete “Via Bose Brescia” nella casella di ricerca del sito e fate click sul tasto “terreno” in alto a destra potrete facilmente vedere un’area di profondità superiore ai 100 metri. Un enorme cratere che non ha eguali in tutto il territorio circostante, se riducete l’ingrandimento osserverete questa macchia nera unica in tutta l’area. Facendo click, invece, sul tasto “satellite” e ingrandendo l’immagine potrete rendervi conto della zona, vicinissima alle case di Bettole, Buffalora e San Polo.

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3 risposte a “Si può fare.

  1. domani ore 14,30 consiglio provinciale:

    E’ il consiglio inaugurale della presidenza Molgora e ci sarà molta attenzione. Sotto l?articolo del giornale di Brescia.

    andiamoci a far sentire le nostre ragioni e a far valere i nostri diritti.

    Edizione: 30/07/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:brescia e provincia
    Provincia Domani il Consiglio
    «Brescia centrale per la Padania»
    Le cinque direttrici degli indirizzi del governo Molgora: economia e società, persona, imprese, territorio, istituzioni
    Uno scorcio dei banchi della nuova Giunta Molgora in occasione della seduta di insediamento del governo provinciale
    Uno scorcio dei banchi della nuova Giunta Molgora in occasione della seduta di insediamento del governo provinciale
    Economia e società, persona, imprese, territorio, istituzioni: sono le cinque direttrici principali degli Indirizzi di Governo della Provincia di Brescia a guida Daniele Molgora. Le linee programmatiche verranno illustrate dal presidente domani, venerdì 31 luglio, al Consiglio provinciale riunito in Broletto a partire dalle 14.30. Nel corso della seduta verranno costituite le Commissioni consiliari. Per quanto riguarda le interrogazioni in scadenza il primo agosto – si legge nell’ordine del giorno del Consiglio -, saranno discusse le risposte eventualmente depositate prima del Consiglio. Come prescritto dalla normativa in vigore, le linee programmatiche sono state depositate in segreteria e a quel testo attingiamo per cominciare ad illustrarne i contenuti. La matrice leghista della nuova presidenza si evidenzia da subito, sia nell’analisi delle emergenze e della loro origine, sia nella individuazione delle priorità e nella indicazione delle scelte operative per fronteggiarle.
    Il federalismo fiscale
    Nella premessa viene evidenziato che «gli ultimi mesi del 2008 e il primo semestre del 2009 si sono contraddistinti per cambiamenti di enorme portata. La crisi economica e il federalismo fiscale sono, tra gli altri, quelli destinati ad impattare in misura più significativa sull’attività dell’Amministrazione provinciale… La riforma per un sistema fiscale in senso federale in applicazione dell’articolo 119 della Costituzione, è un appuntamento fondamentale per il nostro Paese».
    Si legge che «fino ad oggi un sistema di finanza derivata, con ripiani delle spese a piè di lista alle amministrazioni inefficienti o con criteri basati sulla spesa storica, ha finito per premiare chi più ha creato disavanzi ed ha favorito quelle politiche demagogiche che hanno generato debiti di bilancio destinati ad essere ripianati dalle imposte a carico di tutti quelli che non avevano sprecato. Il sistema di finanza derivata ha finito per consacrare il principio per cui chi ha più speso in passato può continuare a farlo, mentre chi ha speso meno – perché è stato più efficiente – deve continuare a spendere meno».
    La delega normativa attribuita al Governo, «va nella direzione di sradicare queste anomalie che nel corso dei decenni hanno portato il Paese ad avere un debito pubblico immenso, a fronte di un’elevata pressione fiscale e di servizi pubblici spesso a livello inadeguato. Il fatto di valorizzare le amministrazioni efficienti e penalizzare quelle che fanno cattiva amministrazione, consentirà una distribuzione delle risorse più equa e sarà un forte incentivo a migliorare il livello di funzionalità degli enti locali, delle regioni e delle amministrazioni pubbliche in genere.
    Il sistema garantirà risorse soltanto a chi saprà erogare i servizi in base ai fabbisogni standard che assicurino i livelli essenziali delle prestazioni, ad ogni livello di governo, secondo criteri di sussidiarietà, efficienza, economicità ed appropriatezza».
    Princìpi ispiratori
    Alla base del programma dell’Amministrazione provinciale «c’è la certezza che la provincia di Brescia può giocare un ruolo centrale nel processo di rilancio territoriale, economico e industriale della Padania».
    «Tale convinzione – viene esplicitato – si fonda su alcune considerazioni di fondo: le profonde radici storiche della società bresciana, la posizione geografica che rende il nostro territorio un naturale snodo dal punto di vista logistico, il suo patrimonio naturale così diversificato (laghi, montagne, colline e pianura) che rappresenta un elemento di forte attrazione turistica, nonchè l’enorme sviluppo economico e industriale degli ultimi decenni, rappresentano i pilastri su cui poggia il piano di ulteriore sviluppo del sistema socio-economico bresciano».
    Fra i principi ispiratori viene segnalato che «dobbiamo affermare con forza il nostro riferimento alle radici cristiane del nostro territorio e della nostra gente».
    Adalberto Migliorati

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  2. Ciao, guardavo come consigliato la mappa di google maps e la quota dei 100 metri , ma come fate a capire se è una quota sopra o sotto il livello del mare…?
    Perchè guardando intorno dove si avvicina la maddalena ce ne sono altre e sono sicuramente quote atrimetriche sopra il livello del mare… ma sembrano uguali…
    Grazie a chi mi potrà spiegare
    ciao

  3. Ciao.
    Come puoi notare dal raffronto con la fotografia del satellite, l’area in questione è certamente quella della prima cava di via Bose.
    E’ verissimo che google maps non indica se i metri di dislivello sono in positivo o in negativo (sotto o sopra il livello del mare), ma con l’immagine satellitare si può osservare che appunto la zona a nord, quella della Maddalena, è collinare mentre quella in questione è la cava in acqua di via Bose (quella sorta di lago artificiale). Non esistono colline in quella zona (totalmente pianeggiante) e in questo caso dovrebbe essere posizionata addirittura all’interno del bacino. Sicché, sebbene non sia chiaramente indicato, i 100 metri sono da intendersi di profondità.
    Spero di essere stato esauriente.

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