Poli logistici? Devono essere valutati i rischi

Un altro interessante articolo da quibrescia.it.

In esso si legge – fra le altre cose – quanto il comitato spontaneo contro le nocività esprime dalla sua nascita, e cioé che  non si può costruire, cementificare, su aree agricole (specie se addirittura la loro destinazione è a parco naturalistico come nel caso del parco delle cave, da piano regolatore approvato nel 2004 e tuttora vigente) per far risparmiare denaro agli speculatori se esistono aree edificabili o addirittura aree industriali già disponibili per l’uso specifico. Lo si dice nel caso dei poli logistici, ma noi lo diciamo a maggior ragione nel caso di discariche di rifiuti tossico-nocivi (che non possono essere realizzate a due passi dalle case, infatti il Comune in modo schizofrenico è contro la discarica di Bovezzo/Villaggio Prealpino, ma a favore di quella di amianto a Sanpolino, ancora più vicina alle case e con un minerale mortale) o nel caso di impianti sportivi faraonici di cui nessun abitante dei quartieri interessati sente la necessità.

Che non si possa costruire, in tempi come i nostri, impianti produttivi su un’area verde fra le poche rimaste, su un terreno agricolo e non industriale, se insistono nella stessa zona aree produttive industriali dismesse direttamente utilizzabili (l’affare lo farebbe solo l’imprenditore proponente, in questo caso Odolini, e non certo gli abitanti della zona o i lavoratori dell’Italgros/Italmark) lo dice il buonsenso, lo diciamo noi (e quindi è valore condiviso che rinasce nella nostra piccola comunità) ma lo dice perfino una legge, come abbiamo più volte ricordato: il DPR 477/98.

Così come abbiamo più volte denunciato che non è corretto usare la procedura veloce dello Sportello Unico delle Attività Produttive (SUAP), noto anche come Sportello Unico Imprese, per opere che minacciano l’ambiente e la salute di chi abita un determinato territorio, saltando sostanzialmente la procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale). Sappiamo che queste valutazioni sono tante volte deficitarie, non prendendo in considerazione molti dei rischi collegati all’attività produttiva diretta (spesso e volentieri neppure l’aumento del traffico veicolare, l’erosione del suolo, l’inquinamento delle falde acquifere e tutte le attività esterne e i rischi collaterali ma dipendenti dalla nuova opera), ma restano l’unico baluardo tecnico per la valutazione dei rischi prima dell’inizio dei cantieri.

Così come abbiamo più volte denunciato il mancato rispetto dell’iter, della procedura per l’attuazione dei nuovi progetti che stravolgono in maniera drastica la destinazione dei terreni del Parco delle cave, con infinite varianti da approvare al piano regolatore generale, senza le necessarie audizioni circoscrizionali, senza la necessaria informazione agli abitanti, sostanzialmente nel silenzio generale, dimenticandosi le grandi dichiarazioni sulla democrazia prima che sulla tutela dell’ambiente e delle famiglie il giorno dopo aver incassato il voto. Neppure la mafia col cosiddetto “voto di scambio” agisce così male. In quel caso si realizza almeno formalmente uno scambio. In questo c’è da una parte il mondo dei partiti e delle imprese, che guadagna denaro e potere politico ed economico. Dall’altra quello di chi vota e paga le tasse, che perde tutto.

Leggi l’articolo di quibrescia.it

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